Hojo Fan City

 

 

 

Data File

Rated G - Prosa

 

Autore: Stel

Status: In corso

Serie: City Hunter

 

Total: 5 capitoli

Pubblicato: 08-04-06

Ultimo aggiornamento: 20-05-06

 

Commenti: 4 reviews

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DrameGeneral

 

Riassunto: Ho faticato un pò per scrivere questa fic. Non tanto per il testo, ma ricercavo la perfezione. Ora che sono giunta alla conclusione che ho davvero molta strada da fare, non vale la pena di aspettare. Pubblico accettando ogni tipo di critica. Grazie a tutti!

 

Disclaimer: I personaggi di "Titolo da cambiare" sono proprietà esclusiva di Tsukasa Hojo.

 

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   Fanfiction :: Due strani tipi

 

Capitolo 2 :: Secondo

Pubblicato: 16-04-06 - Ultimo aggiornamento: 21-03-07

 


Capitolo: 1 2 3 4 5


 

I lineamenti del suo viso s’indurirono. Che cazzo sta facendo? Osservò la scena impassibile, almeno da fuori sembrava così, dentro soffiava come un toro. Lentamente avanzò nella loro direzione, da poter essere visto anche dalla donna.  

 

“Ryo” bisbigliò quest’ultima. La situazione abbastanza eloquente lasciava poco spazio all’immaginazione.  

Nocche strette e occhi di ghiaccio. “Non doveva andare così…”pensò amaramente.  

 

“Forse hai sbagliato persona, Mick dovrei esserci io al suo posto, no?” la domanda posta in tono scherzoso tuonava minacciosa nella mente dello sweeper.  

“Vorresti essere tu al suo posto?” chiese Mick calcando sulle ultime parole. L’americano alzò la testa per guardare l’avversario negli occhi. Aveva un compito da svolgere.  

“Devi combattere con me, la mia socia non c’entra nulla!” ribatté Saeba grugnendo dentro. Un altro secondo e sarebbe scoppiato. Per tutti i dei, levale le mani di dosso, Mick!  

La donna non aspettò molto, il rospone che aveva in gola faceva capolino per uscire. Con destrezza riuscì a piantargli un bel calcio nell’inguine. Non ti puoi distrarre così facilmente Mick!.Liberandosi dalla presa dell’americano, afferrò l’arma.  

 

“Non abbiamo ancora sistemato le cose! Ryo, non intrometterti!” gridò esasperata puntando l’arma addosso all’americano, nel frattempo si era rannicchiato su se stesso accusando il colpo.  

“Che dolooore!”  

 

La donna decisa a sistemare la faccenda con l’americano, non aveva fatto i conti con il suo socio. Una mano si posò sulla canna della pistola. “kaori piantala!” la avvertì docilmente l’uomo.  

“lasciamo devo ancora..”la donna non credeva a quello che vedevano i suoi occhi. Perché Ryo..  

“ORA BASTA!”  

Ma Ryo.. La ragazza si abbandonò lungo il muro. Non capiva. E ciò lo mandava nel panico. Forse aveva ragione Mick… “che stupida che sei Makimura, ingenua fino al punto di credere di essere degna di affiancarlo … degna di essere considerata la sua socia.  

Non vali nulla. “  

Era questa la verità.  

 

I due si fissarono. Mancava solo una cosa da portar a termine. E poi sarebbe tutto finito. City Hunter non sarebbe più esistito.. mai più.  

Si diressero verso il terrazzo dell’edificio. Le poche luci della città illuminavano il loro campo d’azione. E tutto ciò aveva qualcosa di malinconico nella mente di Saeba. Solo così Maki potrò tenerla lontana dal nostro mondo.  

Mick si posizionò di fronte all’avversario. Ne sei sicuro sabea, sai che non sarà possibile ritornare indietro. Pensò mesto Mick. Quell’uomo lo stupiva sempre di più. Era decisamente cambiato rispetto ai tempi in cui lavoravano insieme negli States. E quel cambiamento si chiamava Makimura, prima Maki, fedele compagno e amico.. poi kaori, socia e.. …  

Aveva deciso. Sì era la cosa migliore da fare. Ripeté a bassa voce pur di crederci.  

Anche la ragazza aveva fatto il suo ingresso per assistere allo scontro finale. Diò perché! Non doveva andare così, maledizione!  

I due estrassero le armi.  

3  

2  

1  

E due spari echeggiarono nell’aria. Sotto gli occhi attoniti della ragazza un uomo si accasciava per terra.. il proiettile aveva centrato il cuore.  

…  

Il corpo della donna percosso dai singhiozzi crollava per terra come un petalo dopo la tempesta.  

Era la fine.  

 

 

Un mese dopo.  

La voce della fine di City Hunter era girata in tutti i quartieri bassi, Tokyo non era più un posto sicuro per vivere. Tutti i clan, le varie bande e gli yakuzza avrebbero fatto carte false pur di stabilirsi in cima alla malavita. E l’unica superstite non poteva rimanere da sola. Un paio di giorni dopo la tragedia, l’americano decise di ritornare nella patria, portando con se il fantasma di una donna – nonché Makimura kaori.  

 

La villa in cui alloggiava l’americano aveva poco dello stile giapponese, tutto in stile classico, il giardino, le finestre.. Tutto così nuovo, tutto così strano.  

 

Le serrande abbassate, nessun filo di luce entrava da giorni in quella stanza. La proprietaria era sprofondata nell’apatia totale.  

 

Abisso.  

Vuoto.  

Vuoto.  

Una schiena larga a cui appoggiarmi.. fratellone mi manchi. Dove sei sparito.  

Perché mi hai abbandonato?  

 

“Kaori”  

“kaori”  

 

Chi sei? Una voce che non conosceva..  

“kaori… sono io.”  

…  

 

La donna si svegliò di soprassalto.” Perché mia hai abbandonato, Perché sei morto?!” Urlò la donna in preda ad un attacco di crisi. La sua voce rotta dai singhiozzi irrompeva in ogni animo. Le domestiche si guardarono meste, chissà cosa stava passando quella povera ragazza. Da quando era venuta ad alloggiare nella villa del padrone, non aveva toccato cibo e a malapena usciva fuori dalla stanza. Giusto poche volte l’avevano sorpresa che sgusciava fuori sulla terrazza. Durante la notte, quando il ricordo si faceva ancor più vivo. L’uomo dall’altra parte del muro inveiva contro di sé. Maledizione Saeba!  

Era colpa sua, se la donna che amava stava soffrendo le pene dell’inferno. Era colpa sua se si era spenta. Non aveva più quel bagliore negli occhi … quella freschezza, quella voglia di vivere!  

Maledizione!  

L’uomo colpì fortemente il muro. Le nocche ormai sanguinanti mostravano come era, in realtà, il suo cuore. Fatto a pezzi dall’amore.  

Senza esitare aprì la porta della stanza, trovando la ragazza riversa in terra con la coperta in grembo.  

Dio mio.  

Affrettò il passo. Arrivato di fronte alla donna si chinò per abbracciarla, ma questa voleva essere lasciata sola.  

“vattene” sibilò a denti stretti.  

L’uomo non si mosse dalla posizione che aveva assunto.  

“vattene, ho detto” la voce della donna non nascondeva il disprezzo che provava verso quel mostro.  

Maledetto Saeba!- pensò Mick. Credevi che sarei stato in grado di farla felice … non vedi!? Mi sta odiando! Mi sta odiando per colpa tua! Come puoi pretendere che ci sia posto nel suo cuore per me? Hai deciso tu per lei, … non vedi come l’hai ridotta? Tu e la tua maledettissima paura!  

Non può andare avanti così.  

Mick provò ad abbracciarla, ma fu bruscamente respinto. La ragazza non voleva essere toccata.  

“E’ colpa tua Mick, se Ryo è morto” disse lentamente kaori marcando ogni singola parola. Non ricorda quasi niente della notte in cui il suo socio era stato ucciso.. l’unica immagine che le si era impressa nella mente fu quella del corpo di Saeba che si accasciava senza vita sul suolo. E poi buio. Era svenuta. Chissà per quanto tempo … abbastanza da non essere presente ai suoi funerali. Al suo ultimo addio..  

Mick, dall’altro canto non poteva che darle ragione … ma come te lo spiego Kaori?  

Aveva deciso. Basta menzogne. Si era stancato di vederla morire sotto i suo occhi.  

La afferrò per le spalle e con un colpo la rimise in piedi.  

“kaori guardami” ordinò il biondino vedendo le lacrime bagnargli la camicia. “kaori guardami” la ragazza non aveva intenzione di affrontare lo sguardo dell’assassino …  

Con un cipigli odi rabbia l’uomo sollevò il mento della donna. Volente o nolente lo doveva sapere.  

“Kaori!” la donna si batté nelle sua braccia. Ti odio! Ti odio!  

“kaori, Ryo è ancora vivo!” l’americano pronunciò le sue ultime parole, sapeva che con quello rischiava veramente la vita. E non per finta.. una scenetta elaborata. Sapeva come era Ryo Saeba. Non tornava sui suoi passi.  

 

La ragazza respirò a pieni polmoni.  

“E’ ancora vivo.”  

Frastornata smise di agitarsi.  

“Vivo”  

Lentamente prese coscienza di ciò. Un impercettibile sorriso si formò sulle sue labbra. Inconsciamente mise una mano sul proprio cuore. Batteva all’impazzata.  

“E’ vivo.”  

 

maybe to be continued...  

 

 


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